Un libro, un bicchiere di latte e una scimmietta giocattolo appoggiata a un muro bianco, con su scritto: «Life is hard when you think it’s hard (la vita è difficile quando la credi tale)». Questo riesci a notare nel fotogramma che precede il video di Studentessa universitaria, uno singoli che – nei primi anni Duemila – hanno accompagnato il successo di Simone Cristicchi come cantautore.

La scritta scompare e riappare solo a metà canzone come se fosse un messaggio subliminale, quasi a ricordare quanto, a renderci più o meno felici, non sia la realtà ma il nostro modo di guardarla. In fondo, come dice Cristicchi dal palco di “Happy Next alla ricerca della felicità”, il nuovo spettacolo al debutto al Ridotto del teatro Comunale dell’Aquila, «non abbiamo bisogno di cambiare il mondo, ma solo di guardarlo con occhi diversi».

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“Lettere dal manicomio”, viaggio a ritroso

“Lettere da un manicomio” è un ritorno al passato, prima dell’avvento del movimento basagliano, un modo per dar voce alle parole scritte dai degenti del manicomio di San Girolamo a Volterra, messe nero su bianco per non essere mai spedite. Sentimenti, emozioni, preghiere abbandonate, ritrovate solo dopo anni all’interno delle cartelle cliniche dei ricoverati. Ed è a loro che Simone Cristicchi presta la sua voce, analizzando così, in un alternarsi di monologhi e canzoni, il disagio mentale e il cinico distacco che lo circonda.

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