Sylvia Plath, le parole e il disturbo bipolare

Tu stai alla lavagna, papà,
nella foto che ho di te,
biforcuto nel mento anziché nel piede,
ma diavolo sempre,
sempre un uomo nero che
con un morso il cuore mi fende.
Avevo dieci anni che seppellirono te
A venti cercai di morire
E tornare, tornare a te.
Anche le ossa mi potevano servire.

Questa poesia è un’opera di Sylvia Plath, nata negli Stati Uniti nel 1932 e morta suicida a Londra nel 1963.

La scrittrice, oltre ad aver perso precocemente il padre, per un diabete non curato ed aver esperito un dolore lancinante che traspare in questi versi, ha da sempre avuto un rapporto con quest’ultimo del tutto disfunzionale.

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La paura e la voglia

A lei feci una corte che, dopo un decennio, divenne spontanea e spietata.
Mentre, d’altro canto, lei non faceva altro che lasciare intendere che ci stava, ma che sul più bello non ci stava, facendomi impazzire di inconsumata voglia.
Per scoprire poi che ella aveva già due amanti che, nonostante anch’essa si era enormemente invaghita di me, non venivo ricambiato a causa della malvagità degli uomini che già la possedevano. (L’irrequieto)

L’uomo che dorme, viaggio nella mente a tinte noir

Prendete Antonio, il classico «quarantenne irrisolto» al centro di un romanzo, reduce da un matrimonio naufragato, un’ex moglie in carriera e la passione per il calcio. Un personaggio vittima di un’indolenza che niente riesce a scalfire, neppure i brutali omicidi di due prostitute. Non sarebbe, forse, troppo grave se Antonio fosse solo Antonio. Invece è anche il dottor Costanza, psichiatra e consulente del Tribunale per i crimini violenti. Uno che se la vede con «disadattati cronici, finti pazzi e bastardi veri». Così, quando l’ombra di un serial killer si allunga su Salerno, città sospesa tra vecchi sapori di provincia e vanità da metropoli sul mare, fa l’impossibile per tirarsi fuori. Parte da qui “L’uomo che dorme” (Rizzoli), noir dello psichiatra-scrittore Corrado De Rosa, protagonista di un doppio appuntamento in Abruzzo: giovedì 27 settembre all’Aquila, il giorno seguente a Castelli, in occasione del festival letterario teramano, “Follemente”. Nella prima tappa l’appuntamento è alla libreria Polarville alle 18, ospite della nuova stagione di “Incontri d’autore” del Caffè Letterario. L’evento, a ingresso libero, sarà moderato dalla giornalista Tiziana Pasetti. A Castelli, De Rosa sarà accompagnato da due firme abruzzesi, lo psichiatra Romano De Marco – suo libro “Se la notte ti cerca” (Piemme) – e da Igor De Amicis, commissario di polizia penitenziaria e scrittore.

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