L’uomo bipolare e la coscienza indaco

Il labirinto della mente non possiede uscite, è un serpente che si morde la coda, un luogo a chiusura stagna da cui non esistono pertugi di fuga. Ah, la solitudine di sentirsi vivo in un mondo di morti!. Qual è il senso reale della vita moderna? Qual è lo scopo ultimo dell’esistenza umana? La famiglia degli uomini dovrà continuare a giocare in eterno nel grande  paese dei balocchi tecnologici per ottenere beni materiali a più non posso? Qualcosa non va in questo stato di cose e sento il fuoco della ribellione ribollire nelle mie vene, poiché sono un Uomo!

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Disturbo bipolare, anche Springsteen ha il blues

Trent’ anni fa, mentre cercava di finire il capolavoro “Nebraska”, Bruce Springsteen una notte saltò in macchina e guidò come un pazzo dal suo New Jersey, in direzione California. Ma quando arrivò, dall’altra parte dell’ America tornò subito indietro. «Pensava di uccidersi» racconta Dane Marsh, il biografo e amico. Ammazzarsi per la depressione. Trent’ anni dopo, la depressione non è passata. Continua a leggere “Disturbo bipolare, anche Springsteen ha il blues”

Giovane bipolare in cella perché mancano strutture sanitarie

È in cella ma dovrebbe stare in una struttura di cura visto che è affetto da bipolarismo e, secondo la relazione psichiatrica, è “inadatto al regime carcerario”. Ma i posti nelle Rems – le strutture che hanno sostituito gli ospedali psichiatrici giudiziari chiusi per legge – scarseggiano e in attesa che se ne liberi uno deve restare dietro le sbarre di Rebibbia, con il “rischio che diventi pazzo davvero”. È quanto accade a Giacomo Seydou Sy, il figlio 25enne di Loretta Rossi Stuart e nipote di Kim, l’attore protagonista del film “Romanzo criminale“. A denunciare la situazione è la madre del ragazzo: ”E’ arrivato al culmine. L’ho visto ieri, è una bomba pronta ad esplodereSe ora commette una stupidaggine si rovina la vita per sempre”, ha raccontato all’Adnkronos. Continua a leggere “Giovane bipolare in cella perché mancano strutture sanitarie”

Sylvia Plath, le parole e il disturbo bipolare

Tu stai alla lavagna, papà,
nella foto che ho di te,
biforcuto nel mento anziché nel piede,
ma diavolo sempre,
sempre un uomo nero che
con un morso il cuore mi fende.
Avevo dieci anni che seppellirono te
A venti cercai di morire
E tornare, tornare a te.
Anche le ossa mi potevano servire.

Questa poesia è un’opera di Sylvia Plath, nata negli Stati Uniti nel 1932 e morta suicida a Londra nel 1963.

La scrittrice, oltre ad aver perso precocemente il padre, per un diabete non curato ed aver esperito un dolore lancinante che traspare in questi versi, ha da sempre avuto un rapporto con quest’ultimo del tutto disfunzionale.

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