La morale del coprifuoco

«Francesco stasera non sa dove andare, cammina verso il porto per gridare: voglio vedere il mare» (Tricarico, “A Milano non c’è il mare”)

di Gian Marco Mancassola – fonte: il Giornale di Vicenza – E intanto sono cinque mesi. Cinque mesi di coprifuoco, cinque mesi di mezze sere, di notti interrotte. Per durata è la restrizione più resistente: supera di molto il lockdown o le zone gialle, arancioni e rosse. E va tutto bene, o almeno sembra. Intendo: a nessuno pare interessare più di tanto. Fateci caso: in questi mesi abbiamo letto di proteste per ogni restrizione, dalla didattica a distanza ai ristoranti, dagli estetisti ai teatri. Nessuno è mai sceso in piazza contro il coprifuoco. È come se intorno al coprifuoco fosse stato trovato un tacito accordo tra chi governa e chi è governato: ok, questo sciroppo è amaro, ma meno di altri, ce lo beviamo senza fiatare.

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