Sylvia Plath, le parole e il disturbo bipolare

Tu stai alla lavagna, papà,
nella foto che ho di te,
biforcuto nel mento anziché nel piede,
ma diavolo sempre,
sempre un uomo nero che
con un morso il cuore mi fende.
Avevo dieci anni che seppellirono te
A venti cercai di morire
E tornare, tornare a te.
Anche le ossa mi potevano servire.

Questa poesia è un’opera di Sylvia Plath, nata negli Stati Uniti nel 1932 e morta suicida a Londra nel 1963.

La scrittrice, oltre ad aver perso precocemente il padre, per un diabete non curato ed aver esperito un dolore lancinante che traspare in questi versi, ha da sempre avuto un rapporto con quest’ultimo del tutto disfunzionale.

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“Lettere dal manicomio”, viaggio a ritroso

“Lettere da un manicomio” è un ritorno al passato, prima dell’avvento del movimento basagliano, un modo per dar voce alle parole scritte dai degenti del manicomio di San Girolamo a Volterra, messe nero su bianco per non essere mai spedite. Sentimenti, emozioni, preghiere abbandonate, ritrovate solo dopo anni all’interno delle cartelle cliniche dei ricoverati. Ed è a loro che Simone Cristicchi presta la sua voce, analizzando così, in un alternarsi di monologhi e canzoni, il disagio mentale e il cinico distacco che lo circonda.

La paura e la voglia

A lei feci una corte che, dopo un decennio, divenne spontanea e spietata.
Mentre, d’altro canto, lei non faceva altro che lasciare intendere che ci stava, ma che sul più bello non ci stava, facendomi impazzire di inconsumata voglia.
Per scoprire poi che ella aveva già due amanti che, nonostante anch’essa si era enormemente invaghita di me, non venivo ricambiato a causa della malvagità degli uomini che già la possedevano. (L’irrequieto)

Lithium 48, il quotidiano come Idra da combattere

Siamo a Parigi, è il 2002. New York ha da poco mostrato al mondo l’orrore delle Twin Towers quando, nella capitale francese, un uomo vive il suo terribile risveglio tra le cadaveriche mura di un ospedale psichiatrico. Perché è lì? Come ci è finito dentro? Urge, fin da subito, un compulsivo tentativo di riprendere coscienza per ricostruire un senso e una consequenzialità di eventi nascosti da 48 ore di assoluto buio mnemonico. Il momento storico non aiuta, data l’estrema fragilità di ogni convinzione umana frantumata e lanciata in pasto alle grinfie di illogicità politiche, sociali e culturali. Ed è proprio in questo inamovibile universo di smarrimento che Simone, il giovane protagonista di Lithium 48, il nuovo romanzo di Fabio Iuliano (Aurora Edizioni), si sente invadere improvvisamente da una paura del diverso mai conosciuta prima e da una strana ambiguità insita nel contatto con ogni essere vivente al di fuori del proprio vivere quotidiano. Continue reading “Lithium 48, il quotidiano come Idra da combattere”

Venderò

Ai signori mercanti d’arte
venderò la mia pazzia
mi terranno un po’ in disparte
chi è normale non ha molta fantasia

una giornata di pioggia
una giornata di fango
una giornata piena di tango

una giornata di nubi
piena di rubli

una giornata di pioggia e di vento
una giornata persa nel tempo
una giornata che più non torna Continue reading

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