Lo Spiraglio, la rassegna al MAXXI

Torna da Roma, dal 5 al 7 aprile 2019, al MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo, lo Spiraglio FilmFestival della salute mentale. Giunto alla sua 9a edizione, è nato con l’idea di aprire, grazie al cinema, uno spiraglio sulla mente e di permettere uno sguardo reciproco, fra pubblico, autori, e persone coinvolte in un percorso di cura o di cambiamento, confermando anche quest’anno l’obiettivo di avvicinare più persone possibili alla tematica e di permettere a chi produce audiovisivi, dedicati o ispirati all’argomento, di mettere in evidenza risorse creative e qualità del prodotto.

Sylvia Plath, le parole e il disturbo bipolare

Tu stai alla lavagna, papà,
nella foto che ho di te,
biforcuto nel mento anziché nel piede,
ma diavolo sempre,
sempre un uomo nero che
con un morso il cuore mi fende.
Avevo dieci anni che seppellirono te
A venti cercai di morire
E tornare, tornare a te.
Anche le ossa mi potevano servire.

Questa poesia è un’opera di Sylvia Plath, nata negli Stati Uniti nel 1932 e morta suicida a Londra nel 1963.

La scrittrice, oltre ad aver perso precocemente il padre, per un diabete non curato ed aver esperito un dolore lancinante che traspare in questi versi, ha da sempre avuto un rapporto con quest’ultimo del tutto disfunzionale.

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Malattia mentale, i numeri dell’emergenza

La malattia mentale, in Italia, non è più “chiusa nei manicomi” da 40 anni, da quando con la legge Basaglia le porte degli ospedali psichiatrici furono aperte e la cura del disagio psichico cercò nuove strade. Strade che però, ancora oggi, non hanno trovato una direzione che permetta di lavorare non solo sulla malattia ma anche e soprattutto sulla prevenzione.

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“Lettere dal manicomio”, viaggio a ritroso

“Lettere da un manicomio” è un ritorno al passato, prima dell’avvento del movimento basagliano, un modo per dar voce alle parole scritte dai degenti del manicomio di San Girolamo a Volterra, messe nero su bianco per non essere mai spedite. Sentimenti, emozioni, preghiere abbandonate, ritrovate solo dopo anni all’interno delle cartelle cliniche dei ricoverati. Ed è a loro che Simone Cristicchi presta la sua voce, analizzando così, in un alternarsi di monologhi e canzoni, il disagio mentale e il cinico distacco che lo circonda.

5 dicembre, si gioca per la salute mentale

5 dicembre 2018, giornata mondiale della salute mentale. A L’Aquila si è svolto un quadrangolare di calcetto anche con ospiti venuti da fuori ed è stata decisamente una bella giornata, rilassante, stimolante e ricca di significato. I ragazzi con problemi psichici si sono affrontati sportivamente e amichevolmente, con molto entusiasmo. Lo sport come antidoto al disagio psichico e come forma di partecipazione edunione nel segno dell’amicizia e di una sana competizione per dare un calcio ai problemi mentali. Nel video di Stefano Ratini gli interventi degli operatori sanitari.

La paura e la voglia

A lei feci una corte che, dopo un decennio, divenne spontanea e spietata.
Mentre, d’altro canto, lei non faceva altro che lasciare intendere che ci stava, ma che sul più bello non ci stava, facendomi impazzire di inconsumata voglia.
Per scoprire poi che ella aveva già due amanti che, nonostante anch’essa si era enormemente invaghita di me, non venivo ricambiato a causa della malvagità degli uomini che già la possedevano. (L’irrequieto)

Una madre

Una madre,cos’è una madre? Una persona che genera un’altra vita, ma si può chiamare tale una persona che abbandona il sangue del suo sangue lasciandolo in balia delle intemperie della vita? Si può definire una madre quando schifa il sangue del suo sangue per motivi futili? Ebbene tali madri non sono degne di essere tali,sono uteri nati per procreare.
È assurdo manifestare contro la violenza sulle donne, quando anch’esse violano la parte più importante. La violenza di per sé è ingiusta,uomo, donna e bambino questa è violenza!
Non donate soldi,donate amore.
Non donate botte,donate gioia perché la vita è una e non fa distinzioni. (Federica)

Una nuova alba dentro l’imbrunire

Penso a come stavo bene prima,  a come sono stato bene per tanto tempo pensando di essere guarito, a tutti i programmi di viaggi che avevo, a come tutto è crollato in un momento ma anche a come tutto questo abbia un senso,  forse si, forse bisogna saperlo vedere il senso ma c’è, c’è di sicuro.

“E il mio maestro mi insegnò come è difficile trovare l’alba dentro l’imbrunire.”

Dovevo imparare qualcosa, dovevo capire  che non si può e non si deve cantare vittoria troppo presto,  non ci si può e non ci si deve lasciar portare troppo in alto o lasciarsi troppo andare.

Forse dovevo passare attraverso questa esperienza per capire, per conoscere meglio me stesso e imparare a non concedermi eccezioni alla regola.

di Stefano Ratini

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