Parla il liceale sottoposto a Tso per non aver indossato la mascherina a scuola

Nel silenzio generale dei media, per non riaprire una vicenda davvero choc, domenica 9 maggio è stato dimesso lo studente diciottenne dell’istituto Olivetti di Fano che era stato sottoposto a TSO il 5 maggio per essersi rifiutato di indossare la mascherina. La scadenza formale del TSO era fissata inizialmente per oggi, mercoledì 12 maggio. Il ragazzo si era incatenato simbolicamente ad un banco per protestare contro l’obbligo di portare la mascherina in classe. Da lì l’arrivo delle forze dell’ordine, il prelievo forzato e il ricovero in psichiatria. Roba dell’altro mondo.

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La morale del coprifuoco

«Francesco stasera non sa dove andare, cammina verso il porto per gridare: voglio vedere il mare» (Tricarico, “A Milano non c’è il mare”)

di Gian Marco Mancassola – fonte: il Giornale di Vicenza – E intanto sono cinque mesi. Cinque mesi di coprifuoco, cinque mesi di mezze sere, di notti interrotte. Per durata è la restrizione più resistente: supera di molto il lockdown o le zone gialle, arancioni e rosse. E va tutto bene, o almeno sembra. Intendo: a nessuno pare interessare più di tanto. Fateci caso: in questi mesi abbiamo letto di proteste per ogni restrizione, dalla didattica a distanza ai ristoranti, dagli estetisti ai teatri. Nessuno è mai sceso in piazza contro il coprifuoco. È come se intorno al coprifuoco fosse stato trovato un tacito accordo tra chi governa e chi è governato: ok, questo sciroppo è amaro, ma meno di altri, ce lo beviamo senza fiatare.

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Al laboratorio analisi cliniche

Laboratorio di analisi cliniche bloccato per mezz’ora perché la coppia di clienti anziani proprio davanti a me (ero in fila per degli esami propedeutici al certificato sportivo) non è riuscita a capire quali esami il nipote gli avesse consigliato prima di fare il vaccino

– Ma vostro nipote è medico? Chiede loro l’infermiera alla reception.

– No, però è biologo

– E dunque quali esami vi ha consigliato?

– Questi qua. Dice l’uomo, mostrando un foglio di carta stropicciato. Sono esami importanti no?

– Veramente – valuta l’infermiera – sono esami che lasciano il tempo che trovano in chi è tendenzialmente sano. Però mi rendo conto che sono in molti a richiederli di questi tempi. Specie dopo tutti questi programmi di approfondimento che si vedono in tv o si leggono on line. Devo però avvertirvi che si tratta di esami genetici, dunque non è sicuro che le risposte arrivino in tempo utile

– E allora, dottoressa, lasci stare. Non fa niente. Mi faccia una nota di credito così mi riprendo i soldi. Non si arrabbi, però

– Non sono arrabbiata con voi – puntualizza l’infermiera – è solo che queste situazioni di capitano oramai ogni giorno

– Certo la nostra è una psicosi. Ammettono i due

(Bei tempi quando l’ultimo posto per affrontare una psicosi era un laboratorio di analisi cliniche)

Ramadan e coprifuoco, come comportarsi?

Nel mese sacro, fatti, si recita la preghiera del Taravih, all’interno della moschea o luoghi di culto in congregazione subito dopo la preghiera all’Isha (ultima delle cinque preghiere giornaliere che ad oggi in Italia si recita poco dopo le 21) è una preghiera molto rilevante in quanto si svolge di notte.

Di fronte ai dubbi dei fedeli musulmani, il presidente dell’associazione culturale Rilindja, Abdula “Duli” Salihi, membro del tavolo interreligioso all’Aquila, si è messo in stretto contatto con l’ Ucoii (Unione delle Comunità Islamiche d’Italia) in particolar modo con la vicepresidente Nadia Bouzekri, per riportare decisioni prese da incontri istituzionali a livello nazionale.

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Shoganai

Non c’è nulla da fare. Ti sarà stato detto molte volte a fronte di una situazione più grande di te, dove ormai qualsiasi tuo intervento sarebbe stato inutile. Shoganai descrive proprio il fatto di accogliere quando alcune situazioni sono più grosse di noi e l’unica cosa da fare è accettarle per quanto difficili possano essere. Qualcosa che assomiglia anche alla “radicale accettazione” di radice buddista. Un concetto che è anche un paradosso: è proprio quando inizi ad accettare la realtà così com’è che tutto cambia

Last Tango, geometrie improbabili della notte

La notte che ci avvolge, la notte che ci accoglie, la notte che ci attira e che ci spaventa. La notte dalle geometrie improbabili, la notte dove tante cose sono possibili, nel che ci fa paura, ma che è l’unico posto in cui in cui riconosciamo quei piccoli angoli di luce che ci permettono di guardare avanti, guardare oltre.

“Last Tango” parla di questo. Una canzone concepita a  a fine anni Novanta da Fabrizio Dell’Isola e Fabio Iuliano ma solo di recente elaborata con un arrangiamento originale dagli Yawp e lanciata sugli store digitali insieme a un videoclip ideato da Antonello Del Coco e prodotto da Morra! 

Lo scorso anno, durante il lockdown, gli Yawp avevano appena fatto girare un arrangiamento incompleto, a causa delle misure di sicurezza che avevano determinato la chiusura degli studi di registrazione. 

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In carcere nudo, con la luce sempre accesa e senz’acqua

La «liscia», così la chiamano al carcere Lorusso e Cutugno. Non è una cella come le altre: è la numero 150 e si trova all’interno del Sestante, il reparto psichiatrico. Una stanza completamente vuota, priva di mobili e suppellettili. Le uniche parvenze di arredo sono un materasso, una coperta e il bagno a vista con lo scarico attivato dall’esterno. M., 24 anni, nella «liscia» avrebbe dovuto trascorrere solo poche notti, invece vi sarebbe rimasto per molto più tempo: oltre i limiti stabiliti dai regolamenti. «È rimasto nudo, con la luce sempre accesa e senza acqua corrente», denuncia il padre.

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A Matter of the Mind

Dopo quasi 30 anni, il portale Pearljamonline.it ha trovato gli audio sample utilizzati da Eddie Vedder in Hey Foxymophandlemama, That’s Me, il brano più sperimentale dei Pearl Jam.

Hey Foxymophandlemama, That’s Me, nota anche come Stupid Mop, è la quattordicesima canzone del terzo album dei Pearl Jam, Vitalogy, registrata dal gruppo con Jack Irons e composta utilizzando samples di voci di persone ricoverate in ospedali psichiatrici.

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Beati gli inquieti, il romanzo-reportage di Redaelli

Si può costruire sul deserto? Si può abitare la follia per definirne le geometrie? Quella stessa follia che Stefano Redaelli ha scelto di guardare da vicino. Professore di Letteratura italiana alla facoltà di “Artes Liberales” dell’Università di Varsavia, esce in libreria con Beati gli inquieti. Un libro che arriva dopo un lungo trascorso all’interno di una struttura psichiatrica di Lanciano, in Abruzzo, con il proposito di riuscire a raccontare senza filtri la vita degli ospiti che ha conosciuto, la follia nella sua immediatezza e spontaneità.

Un avvincente romanzo-reportage, dove realtà e finzione si incontrano a restituire un’immagine verosimile delle strutture di cura, che ancora oggi sembrano accogliere qualche “matto” solo per dare alle persone fuori l’impressione di essere sane. Anche i nomi di persone e luoghi sono alterati, ma la trama non si allontana molto da quello che è successo nella realtà: Casa delle Farfalle è il nome della struttura psichiatrica a cui Antonio, ricercatore universitario, si rivolge.

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Covid 19, una prospettiva diversa

Tutti i dati e le notizie riportate in questo video-inchiesta accuratissimo si basano esclusivamente su dati ufficiali e informazioni di pubblico dominio. Un punto di vista alternativo che analizza tanti aspetti di questa vicenda, non ultimo quello psicologico.

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