Il manifesto dei cervelli ribelli

Chi sono i cervelli ribelli? Gianluca Nicoletti ci racconta la sua storia personale e di come una situazione apparentemente limitante si sia rivelata occasione per una inaspettata consapevolezza di se stesso.

Protagonista è la sua capacità di interpretare l’esperienza di genitore di un ragazzo autistico come slancio verso una lettura nuova e dissacrante del proprio valore e del proprio essere al mondo.

Nicoletti propone di guardare alla diversità come altra capacità di relazionarsi e conoscersi, al di fuori di ogni comoda omologazione. Il racconto che ci regala, a tratti pungente e sarcastico, in realtà disvela un pensiero estremamente positivo e costruttivo.

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New York, polizia incappuccia un afroamericano con disturbi mentali che muore per asfissia

Un nuovo video choc arriva dall’America. Un afroamericano di 30 anni con disturbi mentali che correva nudo per strada a Rochester, sobborgo alle porte di New York, è morto asfissiato dopo che gli agenti che lo avevano fermato lo hanno ammanettato mettendogli poi un cappuccio e premendo il suo viso sull’asfalto per almeno due minuti. La morte è sopravvenuta sette giorni dopo in ospedale, dove l’uomo era stato ricoverato in fin di vita. L’episodio risale al 30 marzo, ma solo ora la famiglia ha diffuso le immagini.

Niente sedute dallo psichiatra per Coronavirus: ragazza si arrende

Una ragazza inglese di 19 anni si è tolta la vita a causa della pandemia di Covid-19. Georgia Gallaway, questo il nome della giovane, soffriva di problemi di salute mentale da diversi anni, e non ha retto all’annullamento forzato (causa Coronavirus) degli incontri dal vivo con il proprio psichiatra. Gli incontri sono stati infatti sostituiti con quelli telefonici. Dall’altra parte della cornetta però non c’era il suo psichiatra, ma uno “sconosciuto”. Questo cambiamento, secondo quanto riferito dalla madre della ragazza, Sophie Alway, ha generato una spirale discendente che ha portato Georgia a togliersi la vita lo scorso luglio.

“C’è stato pochissimo aiuto e, a causa del lockdown, qualsiasi aiuto ha ottenuto è stato per telefono. Come molti adolescenti, Georgia ha faticato moltissimo a parlare, figuriamoci al telefono con uno sconosciuto che non poteva vedere. Era così delusa – ha raccontato la donna al Sun -. Non incolpo nessuno, ma è stato un fallimento del sistema. Le cose devono cambiare e la vita dei nostri figli è importante”. Sophie, 38 anni, ha poi aggiunto: “Voglio costruire un enorme sistema di supporto in modo che i bambini abbiano sempre qualcuno a cui rivolgersi. Non voglio che altri giovani si sentano così tristi e soli da pensare che il suicidio sia la loro migliore o unica opzione”.

“Georgia era la persona più divertente che potresti incontrare, faceva costantemente piccoli balli e cercava sempre di far ridere la gente, così tante persone si sono fatte avanti da quando è morta per dirmi come li ha aiutati nei momenti difficili – ha aggiunto -. Ma non si è mai veramente confidata con nessuno dei suoi, pensava che ci fosse qualcosa che non andava in lei. Non sentiva che i suoi problemi erano ‘abbastanza gravi’ per parlarne con qualcuno, e si arrabbiava con se stessa per come si sentiva”.

Fonte: Tpi

Odio sociale a orologeria

Quello che ciclicamente si vede in Italia è un gioco tragico e pericoloso che si chiama “odio sociale a orologeria”.

Aizzare in maniera strategica un’ampia fascia di italiani, i “moderati”, gli impauriti, quelli che un tempo era la piccola e pericolosa borghesia, contro un nemico preciso, attraverso mirate campagne di stampa e tv, dichiarazioni ad effetto, per evitare soluzioni, che comporterebbero scelte e costi, che questa classe politica non è capace di fare da tempo.

L’unica scelta, poi, son le chiusure e il pubblico ludibrio.
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Quella foto sorridente

L’uomo sorridente nella foto lo conoscete tutti quanti: è Chester Bennington, frontman dei Linkin Park, assieme alla famiglia esattamente il giorno prima del suicidio. Aveva 41 anni.

Chi soffre di depressione tende a fare buon viso per proteggere il prossimo da eventuali preoccupazioni. Forse in quell’istante era davvero felice, o magari si sentiva sollevato proprio perché in cuor suo sapeva che presto avrebbe ricorso alla più estrema delle soluzioni. Ad ogni modo, non possiamo neanche immaginare quale abisso nascondesse dietro quel sorriso.

La depressione è infatti una malattia silenziosa che può colpire davvero chiunque, senza distinzione di status.
Come un parassita, ti divora dall’interno e in apparenza senza lasciare segni visibili, prosciugando lentamente ogni energia psicofisica. Finché non vengono meno la progettualità, il lavoro, le passioni e l’affetto, sia per gli altri che per se stessi. Quando mancano tutte queste cose, si finisce per smarrire il senso dell’esistenza. Persino alzarsi al mattino diventa complicato.

Ad oggi l’ignoranza nei confronti di uno fra i disturbi più diffusi al mondo si è in parte diradata, ma nel sentire comune certi pregiudizi sono purtroppo ancora duri a morire.

“Dai, cerca di tirarti su!”
“Tutti hanno i loro problemi, la tua è solo pigrizia.”
“Devi sforzarti di più, come feci io quella volta!”

E altre cazzate del genere.
A differenza di stati emotivi transitori come tristezza o malinconia, la depressione comporta una flessione dell’umore costante e prolungata; una condizione persistente e con rare eccezioni. Spesso è accompagnata da sintomi psicosomatici quali ansia, variazioni di peso e dell’appetito, disturbi del sonno, difficoltà a concentrarsi, ritiro sociale e ideazioni suicidarie. Non è nemmeno un elenco esaustivo, poiché ovviamente cause e sintomi variano a seconda dei molteplici fattori della storia personale.

La buona notizia però è che, come per molte altre malattie, dalla depressione con la giusta cura è possibile guarire.

Se pensate di soffrirne, valutate un percorso di terapia psicologica in modo da comprendere cosa vi stia accadendo ed individuare il punto di partenza migliore da cui ricominciare.

Se conoscete qualcuno che ne soffre, stategli vicino, per quanto possa essere difficile. Non banalizzate il disagio, non esortate alla positività a tutti i costi facendo leva sulla buona volontà: aggraverebbe soltanto il già presente carico di inadeguatezza e senso di colpa. Mostrate invece comprensione ed empatia, ricordando che i gesti spesso sono più importanti delle parole.

E che nessun essere umano è un’isola. Continua a leggere “Quella foto sorridente”

Ex O.P. – “Nessuno può ritenersi savio”

La Marchesa dice: “I matti ripetono i gesti per riprendersi un’abitudine. Agiscono per moltiplicazione di un gesto, sottraendolo ad altri superflui. Arrivano così alla divisione di se stessi. Alcuni arrivano allo zero: immobili e taciturni. Qualche volta si scuce dalla labbra una parola. Rotola giù sul pavimento e fa un clan clan di poesia”.

Nessuno può ritenersi savio, tutti sono a rischio di follia. Quando si impara a mettersi dalla parte dell’utile è perché si è messo da parte il matto.

Non essere matti è solo una questione di fortuna o di sfortuna. Dipende dal talento che si ha nel raccontarsi ogni giorno una piccola bugia di vita: sono sano, sono presente, mi riconosco.

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Esiste Nestore!

Quindi, alla fine ti sei lasciato soccombere da quel pensiero che non ti convinceva mai ma che ogni tanto ritiravi fuori così, per spiazzarci tutti nel bel mezzo di una cena. Quel pensiero ha cambiato l’attimo e purtroppo è stato fatale, un attimo privo di ogni consapevolezza della tua vita e della tua morte.

“Ognuno di noi ogni notte va a dormire con una tigre accanto”, racconta una storia cinese, “tu non puoi sapere se questa al risveglio vorrà leccarti o sbranarti”. È una metafora dell’esistenza attraverso la quale si vuole analizzare la relazione che ognuno di noi ha con i propri limiti. “Solo cercando di migliorarci costantemente possiamo renderci amica la tigre, in quanto nessuno può evitare la peggiore e più pericolosa delle compagnie, quella di noi stessi.” Continua a leggere “Esiste Nestore!”

Ciao Ste’

Ci sono voluti giorni per capire cosa e come scrivere per dire qualcosa che mai avremmo voluto dire.

Stefano non c’è più.

Amava scrivere e descrivere le realtà che viveva, e come le viveva. Lo faceva anche attraverso questo blog che coordinava. Qui, su queste pagine, scriveva di salute mentale senza schemi o pudori. Il suo modo di combattere lo stigma subìto da tante persone che soffrono di disturbi psichici, proprio a partire dalle proprie esperienze personali di cui non aveva problemi a parlare.

Se n’è andato davanti all’Oceano, a soli 47 anni.

Stefano Ratini da anni si divideva tra Las Palmas de Gran Canaria, la principale città dell’isola dell’oceano Atlantico, L’Aquila e Lucoli, in Abruzzo, la sua terra di origine.

Ciao Ste’, le tue battaglie non si fermano qui.

Consigli per ripartire dopo settimane di lockdown

Nel periodo del confinamento si sono sollevate molte suggestioni, la paura ha attivato sensazioni nutrienti di vicinanza, di solidarietà, di partecipazione. Non sappiamo che ruolo avranno nella fase 2, se effettivamente questo reset ha sostenuto cambiamenti costruttivi a livello collettivo o se invece, al contrario, ha aumentato competizione e divisioni.

Certo questa emergenza non può essere pensata solo come un incidente di percorso e allora Pronti, attenti, via, si riprende da dove si è lasciato, c’è bisogno di darle un significato, di confrontarci con le dimensioni della perdita e del limite. È stato un trauma collettivo, non possiamo negarlo, ci saranno emergenze psicologiche da affrontare. A livello personale però possiamo fare qualcosa per spronare risposte adattive ora che la crisi sanitaria è in parte rientrata e la percezione del pericolo ridimensionata. Soprattutto adesso che dobbiamo riprendere a lavorare. Partendo da alcuni spunti di riflessione. Continua a leggere “Consigli per ripartire dopo settimane di lockdown”

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