Il boia uccide Lisa

Eseguita negli Usa la condanna a morte di Lisa Montgomery, dopo il via libera della Corte suprema.

Si tratta della prima esecuzione federale di una detenuta negli Usa da quasi settant’anni. La sua esecuzione era stata sospesa il 12 gennaio per consentire una perizia psichiatrica, circostanza che aveva fatto sperare in uno stop della pena capitale.

Nessuna detenuta federale veniva uccisa dal 1953. La 52enne è stata dichiarata morta dopo un’iniezione letale nel carcere di Terre Haute, Indiana. È l’undicesima persona detenuta a essere uccisa con iniezione letale da quando a luglio il presidente Donald Trump, sostenitore della pena di morte, ha ripristinato le esecuzioni federali dopo 17 anni di sospensione.

“La vile sete di sangue di un’amministrazione in disgrazia è in piena mostra”, ha affermato l’avvocata di Montgomery, Kelley Henry, “tutti quelli che hanno partecipato all’esecuzione di Lisa Montgomery dovrebbero provare vergogna”.

Nel dicembre 2004 Montgomery uccise la 23enne Bobbie Jo Stinnett, rimuovendo il bambino dal grembo della donna e poi tentando di far passare per suo il neonato. Gli avvocati di Montgomery avevano affermato che “torture sessuali” subite durante l’infanzia le avessero provocato “danni cerebrali e gravi malattie mentali”.
“Il governo non si è fermato davanti a nulla, nel suo zelo per uccidere questa donna con problemi mentali e delirante”, ha aggiunto l’avvocata Henry, “l’esecuzione è stata tutt’altro che giustizia”.

Altre due esecuzioni di persone rinchiuse nel braccio della morte sarebbero programmate prima dell’insediamento il 20 gennaio del presidente eletto Joe Biden, che si è detto contrario alla pena di morte e secondo le previsioni metterà fine alla pratica delle esecuzioni federali.

Con questa iniezione letale somministrata a Lisa Montgomery l’amministrazione Trump – ancora in carica per 7 giorni – ha conquistato l’ennesimo orribile primato: nel 2020, per la prima volta nella storia, il governo degli Stati Uniti ha effettuato più esecuzioni di tutti gli Stati americani – tra quelli che ancora eseguono condanne a morte – messi insieme. Undici esecuzioni federali, compresa quella di oggi, a fronte delle sette effettuate in Texas (3), Alabama (1), Georgia (1), Missouri (1), Tennessee (1) nell’arco del 2020, prima del blocco causato dalla pandemia di COVID-19.

Come riportava in un articolo il collettivo giornalistico Valigia blu va considerato anche che “tutti i detenuti messi a morte nel 2020 avevano 21 anni, se non meno, quando hanno commesso il reato per il quale sono stati condannati alla pena capitale e uno o più problemi relativi a malattie mentali, lesioni cerebrali, danni cerebrali dello sviluppo o ritardo mentale, gravi traumi infantili, abbandono e/o abusi”.

Inoltre, una coalizione trasversale – formata da 43 pubblici ministeri in attività e in pensione, 800 associazioni e attivisti impegnati contro la violenza sulle donne, 100 organizzazioni e attivisti che combattono la tratta di esseri umani, 40 avvocati di minori, 80 ex detenute, insieme a organizzazioni che tutelano la salute mentale come National Alliance on Mental Illness, Mental Health America e Treatment Advocacy Center – aveva chiesto nei giorni scorsi al presidente Trump di fermare l’esecuzione.

Intanto, un giudice federale del District of Columbia ha bloccato le esecuzioni di Corey Johnson e Dustin Higgs. Il primo è stato condannato per aver ucciso sette persone in Virginia, il secondo per aver ordinato l’uccisione di tre donne in Maryland.

Fonte: Avvenire

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