Quella foto sorridente

L’uomo sorridente nella foto lo conoscete tutti quanti: è Chester Bennington, frontman dei Linkin Park, assieme alla famiglia esattamente il giorno prima del suicidio. Aveva 41 anni.

Chi soffre di depressione tende a fare buon viso per proteggere il prossimo da eventuali preoccupazioni. Forse in quell’istante era davvero felice, o magari si sentiva sollevato proprio perché in cuor suo sapeva che presto avrebbe ricorso alla più estrema delle soluzioni. Ad ogni modo, non possiamo neanche immaginare quale abisso nascondesse dietro quel sorriso.

La depressione è infatti una malattia silenziosa che può colpire davvero chiunque, senza distinzione di status.
Come un parassita, ti divora dall’interno e in apparenza senza lasciare segni visibili, prosciugando lentamente ogni energia psicofisica. Finché non vengono meno la progettualità, il lavoro, le passioni e l’affetto, sia per gli altri che per se stessi. Quando mancano tutte queste cose, si finisce per smarrire il senso dell’esistenza. Persino alzarsi al mattino diventa complicato.

Ad oggi l’ignoranza nei confronti di uno fra i disturbi più diffusi al mondo si è in parte diradata, ma nel sentire comune certi pregiudizi sono purtroppo ancora duri a morire.

“Dai, cerca di tirarti su!”
“Tutti hanno i loro problemi, la tua è solo pigrizia.”
“Devi sforzarti di più, come feci io quella volta!”

E altre cazzate del genere.
A differenza di stati emotivi transitori come tristezza o malinconia, la depressione comporta una flessione dell’umore costante e prolungata; una condizione persistente e con rare eccezioni. Spesso è accompagnata da sintomi psicosomatici quali ansia, variazioni di peso e dell’appetito, disturbi del sonno, difficoltà a concentrarsi, ritiro sociale e ideazioni suicidarie. Non è nemmeno un elenco esaustivo, poiché ovviamente cause e sintomi variano a seconda dei molteplici fattori della storia personale.

La buona notizia però è che, come per molte altre malattie, dalla depressione con la giusta cura è possibile guarire.

Se pensate di soffrirne, valutate un percorso di terapia psicologica in modo da comprendere cosa vi stia accadendo ed individuare il punto di partenza migliore da cui ricominciare.

Se conoscete qualcuno che ne soffre, stategli vicino, per quanto possa essere difficile. Non banalizzate il disagio, non esortate alla positività a tutti i costi facendo leva sulla buona volontà: aggraverebbe soltanto il già presente carico di inadeguatezza e senso di colpa. Mostrate invece comprensione ed empatia, ricordando che i gesti spesso sono più importanti delle parole.

E che nessun essere umano è un’isola.

#cripto

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