L’uso dei beta-bloccanti per fare a meno dei brutti ricordi

Eternal Sunshine of the Spotless Mind, il film di Michel Gondry e scritto da Charlie Kaufman, presentava al pubblico un futuro quasi distopico, in cui la scienza aveva fatto talmente tanti passi avanti da creare una procedura per cui era possibile eliminare i ricordi che  facevano soffrire.

Nella pellicola del 2004 era proprio quello che il personaggio di Jim Carrey chiedeva: che gli venissero azzerati tutti i ricordi legati alla sua dolorosa relazione sentimentale con Kate Winslet.

Lo scenario immaginato dal film potrebbe non essere più relegato alla sola sfera dell’ipotetico. Ma ha senso veramente fare a meno del dolore, anche solo nei ricordi?


Alain Brunet, insegnate di psichiatria e ricercatore a Montreal, si occupa da più di quindici anni delle conseguenze derivate dallo Stress Post-Traumatico (PTSD). Da anni si occupa di veterani di guerra, sopravvissuti ad attacchi terroristici e vittime di crimini violenti. La sua ultima ricerca si è incentrata su quello che il ricercatore definisce Reconsolidation Therapy, una terapia che avrebbe come scopo quello di eliminare il dolore emotivo dai ricordi dolorosi.

Come è stato riportato da BBC News, la terapia di Brunet, che tanto somiglia alla trama di Eternal Sunshine of the Spotless Mind, consiste nell’incontrare il paziente una volta a settimana per sei settimane. Le sedute hanno una durata che varia dai trenta ai sessanta minuti: ciò che non cambia è che un’ora prima delle sedute il paziente dovrà assumere una dose di Propranololo, un beta-bloccante che di solito viene usato per disturbi come l’ipertensione.

Allo stesso tempo il paziente deve scrivere una sorta di diario in cui racconta il suo trauma, i suoi sentimenti riguardo ad esso e poi leggere ciò che ha scritto ad alta voce.

Alain Brunet ha spiegato che il meccanismo serve: per comprendere come i ricordi si creano e come possono essere sbloccati, modificati e salvati di nuovo. Stiamo usando questa recente scoperta della neuroscienza per trattare i pazienti.

Secondo il ricercatore i ricordi hanno una doppia via di sviluppo: da una parte vengoni immagazzinati nell’ippocampo, nella loro versione reale, come mera registrazione di fatti. Ma una parte della memoria – la parte emotiva, appunto – viene immagazzinata nell’Amigdala.

Quando una persona rivive i ricordi più traumatici fa esperienza di entrambi i canali: quello razionale e quello emotivo. Il Propranololo serve a canalizzarsi verso il canale emotivo, impedendo il suo consolidamento e annullando, di fatto, il dolore.

Un ricordo che è stato richiamato alla mente sotto l’influenza del medicinale verrà dunque salvato nella testa come del tutto nuovo e, quindi, privo della sua componente dolorosa.

Lo studio à la Eternal Sunshine of the Spotless Mind è stato realizzato su un campione di 400 persone e il 70% dei pazienti ha ammesso di aver avuto sollievo dopo solo un paio di sedute.

Le intuizioni di Alain Brunet sono state lanciate anche in Francia, dove hanno reso possibile ai medici essere d’aiuto a coloro che hanno assistito agli attacchi terroristici di Parigi e Nizza.

Fonte: LaScimmiaPensa.com

2 risposte a "L’uso dei beta-bloccanti per fare a meno dei brutti ricordi"

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