“Geneticamente inferiori”, lo sterminio di malati psichiatrici e disabili

Entrando nel Palazzo di giustizia di Milano, sbuffando per la coda ai controlli del metal detector, una signora si chiede: «Con tanti posti, proprio qui dovevano allestire la mostra?». La risposta arriva poco dopo, dalle parole della senatrice a vita Liliana Segre che, nel suo messaggio di saluto per l’inaugurazione dell’esposizione “Schedati, perseguitati, sterminati – Malati psichiatrici e disabili durante il nazionalsocialismo”, afferma: «Avete scelto di svolgere questa mostra in un luogo tremendamente evocativo, il Tribunale di Milano, quello stesso tribunale dove furono applicate le leggi antiebraiche del 1938 che io e la mia famiglia abbiamo subito». E allora: sì, la risposta alla domanda della signora in coda è «sì, proprio qui dovevano allestire la mostra».

Curata dalla Società tedesca di psichiatria Dgppn e portata in Italia dalla Società italiana di psichiatria, l’esposizione racconta la persecuzione di due gruppi di persone molti diversi: i malati psichici e le persone con disabilità psicofisiche. Entrambi erano accusati di essere una zavorra per la società perché ritenuti «geneticamente inferiori» e quindi incurabili.

A partire dal 1934, 400mila persone affette da patologie mentali considerate ereditarie e incurabili furono sterilizzate contro la loro volontà. A partire dal 1939, poi, i malati psichici e i disabili iniziarono a essere uccisi in Germania, secondo un piano denominato Aktion 4, che prevedeva la schedatura e la valutazione dei pazienti: la capacità di lavorare rappresentava un criterio chiave sulla base del quale veniva decisa la vita o la morte di un uomo (o di una donna). Nel 1945 il conto delle vittime di questo massacro arrivò a oltre 200.000 persone.

In Italia – a cui la mostra dedica una sezione – non vi furono persecuzioni paragonabili a quelle messe in atto in Germania, ma l’ampia e acritica adesione della Società italiana di psichiatria (Sip) all’ideologia fascista causò un aumento dei ricoveri nei manicomi e della mortalità in queste strutture. «Ecco perché con questa mostra – si legge nel messaggio introduttivo della Sip – la nostra Società si confronta con il proprio passato e fa, senza nessun tentativo di autogiustificazione, ammenda rispetto a quanto accadde allora».

La mostra ripercorre le tappe della persecuzione dei malati psichici e disabili durante il nazionalsocialismo e la condizione dei malati psichiatrici ai tempi del fascismo e delle leggi razziali, grazie a testimonianze e reperti storici per restituire alle persone colpite quella individualità che gli autori dei crimini volevano cancellare. Facce, fotografie, documenti: l’esposizione mostra i volti e le storie di alcune delle tantissime vittime di questo sterminio.

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