Syd Barrett, l’ultima intervista al “Diamante pazzo che brilla”

Non c’è dubbio: Syd Barrett è stato una delle figure più importanti nella storia del rock. Bastasse, a considerare il perchè di questa grande importanza, la fondazione dei Pink Floyd, saremmo in grado di capire al 100% tutta l’attenzione che è stata destinata a questa figura.

Ma il fattore che ha mosso l’interesse totale non è mai stato solo questo: i tentativi da parte di stampa, giornali, critici musicali e tanti altri enti ha sempre esulato dall’esperienza di Syd Barrett con i Pink Floyd.

In molte occasioni, parlare di Syd Barrett ha rappresentato l’occasione di sminuire la sua figura, di cancellare tutto quell’alone mistico che nella sua esistenza era stato costruito, di ridurre la sua figura a quella di un semplice artista fallito. Vogliamo parlare, allora, di un’intervista diversa da tutto ciò, che riportò in auge, in un periodo in cui di Syd non si sapeva praticamente più nulla, la sua figura: era il 1982 quando venne realizzata l’ultima intervista a Syd Barrett. 

Il tutto nacque da due giornalisti francesi, che tentarono di ricostruire le tracce lasciate, nel tempo, da Syd Barrett per avere l’onore di intervistarlo per un’ultima volta. Erano anni che si sentiva parlare del primo grande leader dei Pink Floyd, sempre – però – attraverso degli echi lontani, che tentavano in ogni modo di demolire o sminuire la sua figura, mentre la band britannica otteneva un successo incredibile in tutto il mondo, superando ogni barriera e limite di vendita, di successo e di apprezzamento mondiale.

I due giornalisti, nel tentativo di rintracciare la figura di Syd, telefonarono presso l’ultima sua residenza nota, i Chelsea Cloisters Apartements di Londra. L’agente immobiliare, che aveva ben chiara la figura del diamante grezzo, rispose ai due giornalisti dicendo che nell’appartamento era rimasta soltanto tanta biancheria sporca, e che il britannico era tornato a Cambridge, a vivere con la madre.

Una volta a Cambridge, i due giornalisti hanno percorso diverse strade per cercare di arrivare alla figura del fondatore dei Pink Floyd, dalla farmacia frequentata dalla madre fino al contatto con l’ultimo manager di Syd Barrett, Bryan Morrison. Alla luce di tutti i rifiuti ricevuti, ogni speranza di incontrare l’incarnazione della psichedelia in persona sembrava svanita, ma in soccorso dei due francesi ci fu Terrapin, la fanzine pubblicata dalla “Syd Barrett Appreciation Society” curata da Bernard White.

Poi l’incontro. Dopo un dialogo piuttosto serrato con il coinquilino di Syd Barrett ai tempi di The Madcap Laughs, i due giornalisti sono riusciti a raggiungere il fondatore dei Pink Floyd nella sua residenza a Cambridge. Si sono trovati di fronte a una figura diversa da come la ricordavano: capelli più corti, sguardo sofferente, pelle cadente e tanta tensione nel suo volto. 

Il dialogo tra le due parti è stato piuttosto breve, anche perchè Syd mostrava tutta la sua tensione e la voglia di porre fine a quella che difficilmente poteva definirsi un’intervista: era stato da poco operato allo stomaco e, a detta della sorella, ancora soffriva di quella “malattia alla mente” che l’aveva portato ad allontanarsi dai Pink Floyd. La biancheria è stato il pretesto per scambiare qualche parola: Syd ci giocherellava, contento di riaverla tra le mani e pensando che probabilmente non l’avrebbe più rivista.

I due giornalisti hanno provato a chiedergli che cosa facesse a Cambridge, se dipingesse o suonasse. Ma nulla: troppo stressato per quelle cose, rispose Syd, che affermò soltanto di guardare la tv e di voler stare con la sua famiglia. Alla fine, visibilmente in tensione, ha accettato di fare una foto, sistemandosi il colletto e mostrando un sorriso. Secondo altre versioni, avrebbe dichiarato di non volersi far vedere in condizioni così tristi, anche se non possiamo esserne sicuri al 100%.

Fonte: R3m

 

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