La nostra goccia, nel segno di Basaglia

Un anno fa, nel giorno del quarantennale della legge Basaglia, decidemmo di lanciare questo blog. Un omaggio – tributo a quella “misura legislativa” di un movimento culturale, sociale e politico che sanciva la chiusura di quei luoghi di contenzione disumani che furono i manicomi, ma che – soprattutto – gettò le basi per un’attenzione diversa ai disturbi mentali.

Una vera e propria rivoluzione democratica sui temi della normalità e della follia, che aprì la strada ad una più consapevole partecipazione alla vita sociale e culturale dei cittadini, degli intellettuali, degli operatori sanitari, degli uomini di cultura. Una stagione che fu segnata dall’accresciuta attenzione per la diversità e per la qualità delle relazioni umane.

Tanto è stato fatto, ma molto resta da fare in un momento in cui lo stigma nei confronti delle persone affette da disturbi mentali è ancora alto. In un momento in cui si ha più paura della psicoterapia che degli psicofarmaci. In un Paese, come l’Italia, dove ammettere di essere in terapia da uno psicologo o uno psichiatra è ancora considerato un tabù e dove, allo stesso tempo, gli psicofarmaci sono diventati una scorciatoia per combattere i disturbi mentali.

Secondo uno studio condotto dall’Istituto di Fisiologia Clinica del Cnr, circa sette milioni di italiani tra i 15 e i 74 anni – il 15,1% della popolazione – ne fanno uso almeno una volta nel corso dell’anno. Questa percentuale non tiene conto del consumo di psicofarmaci senza prescrizione, come quelli comprati sul mercato nero, soprattutto dagli adolescenti. Il boom del consumo, legale e illegale, va affrontato senza pregiudizi e disinformazione, considerando che anche tra i politici l’argomento è del tutto ignorato.

Nasce da qui la nostra proposta: quella di usare questa piattaforma web come occasione di confronto sul tema della salute mentale, attraverso anche le testimonianze di volontari con diverse esperienze professionali e persone che trovano assistenza nel Dipartimento di salute mentale per aver vissuto disturbi della mente, oppure che stanno vivendo una fase di recupero da altri disagi psichici e fisici.

L’idea di lavorare a fianco a fianco con persone che hanno sofferto di disturbi come l’ansia, la depressione, la schizofrenia permette a questo spazio di affrontare le tematiche da prospettive inedite, contribuendo al dibattito in maniera proattiva.

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