solo la tua testa è più forte della tua testa

La malattia psichiatrica, la psicosi, è, a mio avviso, una ferita dell’anima.
Siamo stati offesi, siamo stati urtati, siamo caduti e ci siamo fatti male e, dunque, abbiamo sviluppato una patologia, un disturbo, una psicosi. La nostra testa ha costruito una gabbia, è entrata in un “loop”, è stata risucchiata in un vortice. E’ stata deviata la nostra personalità, il nostro carattere, la nostra essenza.

Non riusciamo più ad essere gli stessi di prima, si è spezzato qualcosa dentro di noi, in profondità. La ferita sanguina e fa male, il dolore a volte è lancinante e magari lo bagniamo con l’alcol, lo affumichiamo con le droghe, lo rimbecilliamo con gli psicofarmaci per cercare di far fronte all’angoscia, per arginare la paranoia, per placare l’inquietudine tentando, spesso invano, di lenire la sofferenza.

Molto spesso non ci ricordiamo neanche più quale sia stato l’evento o gli eventi che hanno causato tutto ciò, qual è il trauma originario, dove siamo caduti e dov’è esattamente la ferita.

Ormai ci fa male tutto, viviamo male, spesso non riusciamo più a vivere….
Il nostro sguardo è alterato,la nostra visione del mondo è deviata, e compromesso il nostro modo di “sentire”.

Lo dico perché l’ho vissuto, l’ho provato sulla mia pelle, l’ho attraversato fino in fondo.
In pochi anni ho avuto più di trenta ricoveri nel reparto di psichiatria, ho trascorso, complessivamente, più di un anno della mia vita ricoverato la dentro.
Ho preso vagonate di psicofarmaci di ogni genere e, anche negli intermezzi tra un ricovero e l’altro, stavo comunque male, soffrivo, non riuscivo più a vivere, non riuscivo più a sorridere, avevo soltanto un ghigno sinistro stampato sul volto, lo sguardo spento, nessuna voglia di fare nulla, neanche di esistere.

Cercavo di addormentarmi prima possibile, già dal pomeriggio, con pasticche varie e ipno-induttori, per restare a letto fino al giorno dopo in un sonno senza sogni e, appena aprivo gli occhi, avvertivo subito l’angoscia, il malessere, l’inquietudine.
Annientarmi era l’unica cosa.

Avevo perso le relazioni interpersonali, ogni forma di attività produttiva o ludica.
Non mi divertiva più niente.

Un giorno poi, dopo diverse notti insonni e pensieri negativi, il 2 gennaio del 2013,
ho desiderato di morire: abbandonata la macchina alla Fontana Luminosa, ho fatto una corsa disperata verso il fossato del Castello Cinquecentesco e, scavalcato con un balzo il parapetto, sono volato giù.

Non sono morto, anche se avrei voluto.
Mi è andata bene, potevo restare storpio o paralizzato.

Varie fratture in tutto il corpo e una ferita in fronte, in mezzo agli occhi, li dove alcune scuole esoteriche sostengono si trovi il terzo occhio.
Le ossa,dopo un mese e mezzo di ospedale, si sono sanate e in fronte mi è rimasta soltanto una cicatrice.
A mio avviso la terapia farmacologica può essere d’aiuto negli stati acuti, ma non risolve il problema. E’ come tappare una falla senza però chiudere la fonte da dove l’acqua sgorga allagandoci.

Solo la tua testa può arrivare a capire come è fatta la gabbia che la tua testa stessa ha costruito e il perché di questa gabbia. 

Solo la tua testa può aiutarti a individuare la ferita e a ricordare il momento della caduta, l’evento o gli eventi traumatici che ti hanno offeso. 

Solo la tua testa è più forte della tua testa.  

La psicoterapia può essere un valido aiuto, guidarci nell’analisi del problema e portarci a conoscere un po’ meglio noi stessi.

Ancor di più può aiutare la terapia occupazionale, impegnandoci in qualcosa di concreto, favorendo la riabilitazione.

Come diceva un maestro Sufi : “Se ti occupi non ti preoccupi”.
Bisogna mettersi dalla parte della soluzione e non da quella del problema.
La terapia occupazionale può ridestare le nostre abilità sopite, riattivare e stimolare la nostra intelligenza emozionale e progettuale impegnandoci in compiti concreti e portando la nostra mente a fare collegamenti che ci coinvolgano anche emotivamente e favorendo la creazione di relazioni interpersonali e di nuovi rapporti di amicizia.

E’ fondamentale non restare da soli: la solitudine e l’isolamento sono i peggiori nemici delle patologie psichiatriche.

Relazionarsi con l’altro in maniera propositiva è un fattore decisivo e determinante per dirigersi verso la guarigione o comunque, almeno, vivere una vita degna di questo nome che ci appaghi e ci realizzi nella condivisione delle nostre giornate e dei nostri spazi, in piccoli e anche semplici eventi quotidiani.

Come diceva Alvido Lambrilli:

“Non crediamo ai miracoli ma ai piccoli prodigi quotidiani in grado di cambiare la vita delle persone”

 

2 risposte a "solo la tua testa è più forte della tua testa"

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