Da “Turno di notte”: le vecchie estati

Quando rimpiangiamo le estati della nostra adolescenza non sono solo gli anni corsi via che inducono alla malinconia. Non sono le cose che facevamo, in quegli anni, che ci mancano, bensì ciò che non facevamo: il vuoto della vacanza, non il pieno dei progetti con cui, alcuni di noi, riempivano i giorni e le settimane di un periodo che ci appariva interminabile. La pura assenza di impegni donava a quelle estati lo splendore della vita nuda, spogliata da intenzioni e, dunque, non esposta alle ferite del rimpianto. Come recuperare quella lontana, dorata innocenza senza ingannare noi stessi sul tempo che ci divide da essa? Svuotando la lista dei buoni (o cattivi) propositi che andiamo compilando in tutto il resto dell’anno. Trascinando i file accumulati sul desktop della nostra vita cosciente verso l’icona del cestino e cliccandovi sopra. Dunque, nessun elenco di libri da leggere o film da vedere; nessuna guida di ristoranti da compulsare come un manuale di sopravvivenza alimentare; e nessuna lista di posti da visitare o mostre da vedere. Non è tracciato su alcuna cartina il sentiero da percorrere per attraversare indenni l’estate, evitando le trappole del rimorso. A guidarci basta e avanza la stella polare che seguivamo da ragazzi: la pura gioia di essere vivi.

di Giuliano Di Tanna – fonte: il Centro

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