Nati con la camicia (di forza) – atto terzo

MA DE GREGORI CHE NE SA? 

(il protagonista entra in scena ascoltando della musica in cuffia -i matti, di f. de gregori- trova posto a sedere, spegne il lettore, sospira, da tempo al pubblico di guardarlo a sufficienza e inizia)

Ma De Gregori, che ne sa?

Siamo tutti un po’ matti.
Siamo tutti un po’ più che matti.
Siamo tutti tutti matti matti.
Matti.
Tutti.
Ma qualcuno è più matto di altri.
Io, per esempio.
Si, io.
Io non sono un po’ matto, non sono “originale”, non appartengo agli artistoidi creativi.
Il concetto di “genio e sregolatezza” mi appartiene solo per metà.
Quella della sregolatezza, appunto.
E’ inutile tirarla per le lunghe…non ci sto con la testa, e questo è quanto!
Provate a chiedermi, che so…”lei sente delle strane voci in testa, di quando in quando?”
Provate, su!
La risposta è: no!
Non le sento di quando in quando.
Le sento sempre!
Cosa dicono?
Eh…cosa dicono…sono voci, dicono un sacco di cose, alcune interessanti alcune meno, come accade spesso con le voci.
Ad esempio adesso mi dicono che è ora di pranzo.
Come cosa c’è di strano?
Sono le dieci di sera!

Sono matto.
Eh, già!
Talmente matto che potrei appendermi a testa in giù a quel lampadario, con la mia coda prensile, lanciarvi addosso caccole e pidocchi, e non ci troverei nulla di strano.
Anzi…
Quasi quasi lo faccio…
Ah, no! Non posso…
non ho la coda prensile…
Maledetti sprazzi di lucidità!

Io credo di “essere diventato” matto, nel senso che sono sicuro di non essere sempre stato così.

Da bambino e poi dopo, prima di diventare grande, ero nervoso e mi ricordo che piangevo spesso quando c’era da ridere, e ridevo di frequente quando era il momenti di piangere ma avevo ancora i piedi ancorati al suolo.
Poi ho preso il volo.
Non ho voglia di ricordare il motivo, so solo che mi sono staccato, che ho mollato gli ormeggi.
E mica ci vuole poco, eh!

E poi non mi lamento della mia condizione, io qui sto bene (si guarda intorno accennando all’ipotetico parco in cui crede di trovarsi) e faccio quello che voglio e se mi fisso a togliermi delle macchie inesistenti dai pantaloni nessuno obietta nulla. (si struscia insistentemente le mani sui calzoni come a tentare di pulire qualcosa di indelebile)
Ci sono anche altri come me che mi fanno compagnia… come quei due li giù che stanno sempre soli e si guardano alle spalle e sono così amici che stanno sempre insieme…bè quelli sono un poco strani…. oppure lui, lui che ce l’ha col mondo intero ed è convinto pure di avere ragione….o quello che non fa altro che fumare, e quello che prega e bestemmia contemporaneamente -un fenomeno…- o il più vecchio di tutti noi innamorato di ogni donna che vede perchè mi ha confidato che ai suoi occhi hanno tutte la faccia di sua moglie.
E pensare che è arrivato qui proprio quando la moglie lo ha lasciato.
Ecco perchè mentre le bacia cerca di strangolarle….
(si tocca la fronte)

 

Porte aperte, porte chiuse.
Porte aperte, porte chiuse.
Basta una folata di vento e quello che era aperto si chiude, appena un po’ di corrente d’aria e quello che di solito resta chiuso si spalanca e fa un gran frastuono…qui dentro.
(sospira)
C’è un uomo che guida in autostrada….la sapete no?…è una barzelletta….è divertente…a un certo punto (si alza gesti stanchi, come se si fosse un po’ intristito) dallo stereo si sente una voce…”attenzione interrompiamo la rubrica musicale per una notizia importantissima, c’è un pazzo che guida contromano in autostrada!”…(ride di gusto come chi conosce già il finale di una storia divertente) e allora lui…guarda fisso davanti a sé…(mima di prendere il volante e di evitare ostacoli pericolosi) ..”solo uno?..ma qui sono tutti pazzi!”
(ride ride a crepapelle ma poi si placa man mano e guarda il pubblico di nuovo, calza le cuffie e fa ripartire la canzone)
Ma De gregori, che ne sa?
(esce lentamente di scena).

FINE

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