sono una bambina difficile

Sono una bambina difficile

perché non sto mai ferma e anche seduta, non riesco a non muovere almeno le gambe, nervosamente, o le mani, animatamente;

perché rispondo male ai miei genitori, quando mi dicono che ai loro tempi, certi atteggiamenti non sarebbero mai stati permessi;

perché imbroglio e, al mattino, invece di lavarmi i denti, bagno soltanto lo spazzolino e mi sciacquo la bocca con un po’ di dentifricio per dare il vago sentore di un alito fresco,
e, invece di mangiare il minestrone, lo sputo nel vaso delle ceneri della nonna,
e, piuttosto che calcolare per iscritto, faccio i conti di matematica con la calcolatrice;

perché mi ostino a non voler lavare le mani prima di sedermi a tavola;

perché guardo i filmati degli adulti che dicono tante parolacce;

perché ho detto ai nonni che la zia è diventata una grassona e che io non vorrò mai avere figli per non ridurmi come lei;

perché leggo di nascosto i messaggi che papà scrive alla sua amante;

perché non abbasso la tavoletta prima di fare la pipì e non faccio il bidè quando vado di corpo;

perché non voglio indossare la canottiera di lana;

perché metto, apposta per rovinarla, i piedi sulla vecchia sedia di vimini;

perché mangio sempre troppe fette di pane prima di pranzo e di cena e poi, non ho più fame;

perché mi piace mettere i piedi sul divano se ho le scarpe infangate;

perché maltratto il nonno quando mi chiede dove sto andando non appena esco di casa;

perché i compiti per la scuola sono sempre l’ultimo pensiero;

perché ho speso tutti i miei risparmi per giocare ai video games;

perché, quando sono molto nervosa, dico che voglio buttarmi dalla finestra, anche se non lo farei mai;

perché quando rientro a casa, non chiudo mai la porta alle mie spalle;

perché sporco e mi sporco sempre quando mangio;

perché corro e sudo;

perché strappo tutti i pantaloni, buttandomi per terra a ginocchioni;

perché ho tirato un calcio a uno stupido che mi aveva dato un cazzotto;

perché a scuola, ogni tanto, mi distraggo, pensando più che altro ai fatti miei;

perché alle mie feste non voglio invitare tutti ma soltanto quelle e quelli che mi stanno simpatici;

perché non leggo più libri ma soltanto qualche fumetto;

perché, guardando un film d’azione, ho tifato per il cattivo della storia;

perché non voglio mai fare la doccia e quando mi costringono, non voglio mai smettere;

perché lancio in aria le ciabatte quando entro in cameretta;

perché voglio sempre primeggiare: voglio essere la più bella, la più brava, la più magra e, all’occorrenza, anche la più grassa;

perché voglio vestirmi a seconda del mio umore e non delle stagioni;

perché non mi piace colorare,
non mi piacciono i dettati,
non mi piacciono gli stupidi problemi di matematica;

perché non voglio mai andare a letto all’ora di andare a letto e non voglio andarci da sola;

perché non voglio sentire il telegiornale per sapere cosa accade nel mondo;
perché non ho la minima nozione di cosa sia l’equilibrio e non aspiro alla serenità.

Sono una bambina difficile, troppo difficile e se continuassi così, ci scommetterei che da grande, quando finalmente avrò conquistato la mia indipendenza, pur di farmi cambiare, pur di rendermi più facile, mi metteranno in castigo.

Il castigo dei grandi, me l’ha detto la maestra, si chiama T.S.O.

di Romana Sordini

 

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