Nati con la camicia di forza – atto secondo

I COMPARI

A volte vorrei uccidere Ugo.
Penso a come sarebbe non sentire più la sua voce petulante.
Lo penso certo, ma avrei lo stomaco per farlo?
Per quasi cinque anni siamo rimasti qua fuori, assicurandoci per tutto il tempo di non entrare in contatto con nessuno.
Stare troppo vicini alla gente sarebbe troppo pericoloso.
-Penso che farò una passeggiata prima di prepararmi per la notte. Vuoi unirti a me, compare?-
Vorrei che la smettesse di chiamarmi compare, ma fa davvero venire voglia di ucciderlo.
Ma la domanda è: quanto a lungo resisterei da solo?
Si può dire che sia iniziata cinque anni fa.
Ugo e io vivevamo e ce la spassavamo, eravamo piuttosto arroganti a quei tempi. Pensavamo: per quale cazzo di motivo bisogna andare a scuola se non c’è lavoro?
E di lavoro non ce n’era davvero.
Ugo aveva un altro motivo per stare lontano dalla scuola, non aveva molti amici in quel luogo. Ma quel giorno…….. quel giorno sarebbe stato un giorno diverso, Ugo mi avrebbe detto qualcosa che avrebbe cambiato tutto quanto.
Avete presente quella sensazione che si ha quando ci si sveglia da un sogno e niente sembra davvero reale? Quello fu peggio….
-Dio, mi dispiace di avertelo detto. Cristo, perchè ho aperto questa boccaccia?-
-Allora perchè lo hai fatto? Se ciò che dici è vero, come pensi che dovrei sentirmi?-
-Lo so…….che razza di amico sono?-
-NO! Non è questo il punto. Qui il cazzo di punto è: che razza di amico sono io?-
-La ragione per cui te l’ho detto è che stavo parlando con mio cugino la settimana scorsa. Lui è un tipo come me. Un po’ un perdente, balbetta e….-
-Il quadro è chiaro. E quindi?-
-Quindi…….gli ho parlato di te. E…….lui aveva proprio qualcuno come te. Ma…mio cugino c’è riuscito. E’ riuscito a renderlo vero.-
-A……renderlo vero……-
Il cugino di Ugo aveva scoperto un crepaccio che si dice fosse usato da antichissimi zingari o qualcosa del genere come luogo di “trasformazione”. Un vero e proprio luogo sacro.
La cosa era che se riuscivi a passare attraverso quella stretta fessura……venivi cambiato.
Certo suona un po’ folle…….ma tutto il mio mondo era ormai una follia.
-Cristo…..è stretto e buio e puzza…..-
-I-io penso che sia proprio questa l’idea…-
-Che cazzo c’è? Stai piangendo?-
-M-mi dispiace m-ma…se questo funziona…non sarai più mio. Finchè resti una mia fant…-
-Zitto! Non dire quella parola! Mai! Merda……in fondo ti sono debitore…non sarei nemmeno qui se non fosse per te…..Ugo….dici che ha funzionato davvero con tuo cugino?-
-Oh sì! La sua fant….cioè, il suo amico ora vive vicino Milano e gli scrive una cartolina ogni tanto, proprio come succede tra amici veri.-
-Ugo…..posso farti una domanda? Perchè hai avuto bisogno di…….me?-
-Ma….a casa è un casino negli ultimi anni…..papà ha perso il lavoro e beveva e litigava con mamma. Prima che lei non gli rispondesse più per via dell’esaurimento, voglio dire…….insomma tu eri la sola persona normale che conoscessi…-
-Senti….mi è passata per la testa un’idea folle…..e se la cosa fosse in realtà a parti invertite?-
-Invertite…..ma perchè? Perchè avresti bisogno di crearti un perdente come me?-
-Forse per sentirmi ancora migliore….sei come la tipa brutta e grassa con cui vanno in giro le tipe di bell’aspetto…e anche quella cosa sulla tua famiglia….è banale….non sembra reale….somiglia a qualcosa che avrò letto decine di volte….-
Credo sia iniziato come un gioco, un modo per confondere la sua mente.
Io ero quello reale e lui no.
Ma usciti da quel budello di roccia, qualcosa di strano era successo in effetti.
Nessuno di noi due era del tutto sicuro di sé, nessuno dei due si sentiva reale…..
-Dobbiamo essere un po’ confusi…io sono Ugo Serrani, unico figlio di Mario e Giovanna Serrani…-
-E io sono Daniele Conna. Figlio di Tania Conna e di un tipo belloccio che non ha più visto in tutta la sua vita dopo quella notte.-
Abbiamo fatto lentamente ritorno verso la città, senza dire granchè…….ciascuno coi propri pensieri….con i propri dubbi…..poi abbiamo visto della gente davanti a noi.
-Perchè ti sei fermato Daniele? Io ho fame, avanti….-
-No…non posso…non possiamo essere visti da quella gente. Appena succederà quello tra di noi che…che…..è immaginario…cesserà di esistere, cazzo.-
-Ma forse…forse adesso siamo entrambi reali….forse il crepaccio degli zingari ha funzionato….-
-O forse no…..-
Sono passati cinque anni, ormai.
Abbiamo vissuto all’aperto, rubando quando dovevamo, evitando qualsiasi contatto diretto con altre persone.
-Allora, vieni a fare due passi o no?-
Forse il rituale di trasformazione ha funzionato, forse entrambi potremmo vivere l’uno senza l’altro……..suppongo che se lo uccidessi, lo scoprirei.
Finalmente lo scoprirei.
In un modo o nell’altro.
-Certo compare, vengo con te.-

FINE

dal lavoro teatrale di Giuseppe Tomei 

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