Bulli da piccoli, malavitosi da grandi

Il bullismo è una forma di comportamento sociale di tipo violento e intenzionale, di natura sia fisica che psicologica, oppressivo e vessatorio, ripetuto nel corso del tempo e attuato nei confronti di persone considerate dal soggetto che perpetra l’atto in questione come bersagli facili e/o incapaci di difendersi.

L’accezione è principalmente utilizzata per riferirsi a fenomeni di violenza tipici degli ambienti scolastici e più in generale di contesti sociali riservati ai più giovani. Lo stesso comportamento, o comportamenti simili, in altri contesti, sono identificati con altri termini, come mobbing in ambito lavorativo o nonnismo nell’ambito delle forze armate. A partire dagli anni 2000, con l’avvento di Internet, si è andato delineando un altro fenomeno legato al bullismo, anche in questo caso diffuso soprattutto fra i giovani, il cyber-bullismo. Continua a leggere “Bulli da piccoli, malavitosi da grandi”

Quella foto sorridente

L’uomo sorridente nella foto lo conoscete tutti quanti: è Chester Bennington, frontman dei Linkin Park, assieme alla famiglia esattamente il giorno prima del suicidio. Aveva 41 anni.

Chi soffre di depressione tende a fare buon viso per proteggere il prossimo da eventuali preoccupazioni. Forse in quell’istante era davvero felice, o magari si sentiva sollevato proprio perché in cuor suo sapeva che presto avrebbe ricorso alla più estrema delle soluzioni. Ad ogni modo, non possiamo neanche immaginare quale abisso nascondesse dietro quel sorriso.

La depressione è infatti una malattia silenziosa che può colpire davvero chiunque, senza distinzione di status.
Come un parassita, ti divora dall’interno e in apparenza senza lasciare segni visibili, prosciugando lentamente ogni energia psicofisica. Finché non vengono meno la progettualità, il lavoro, le passioni e l’affetto, sia per gli altri che per se stessi. Quando mancano tutte queste cose, si finisce per smarrire il senso dell’esistenza. Persino alzarsi al mattino diventa complicato.

Ad oggi l’ignoranza nei confronti di uno fra i disturbi più diffusi al mondo si è in parte diradata, ma nel sentire comune certi pregiudizi sono purtroppo ancora duri a morire.

“Dai, cerca di tirarti su!”
“Tutti hanno i loro problemi, la tua è solo pigrizia.”
“Devi sforzarti di più, come feci io quella volta!”

E altre cazzate del genere.
A differenza di stati emotivi transitori come tristezza o malinconia, la depressione comporta una flessione dell’umore costante e prolungata; una condizione persistente e con rare eccezioni. Spesso è accompagnata da sintomi psicosomatici quali ansia, variazioni di peso e dell’appetito, disturbi del sonno, difficoltà a concentrarsi, ritiro sociale e ideazioni suicidarie. Non è nemmeno un elenco esaustivo, poiché ovviamente cause e sintomi variano a seconda dei molteplici fattori della storia personale.

La buona notizia però è che, come per molte altre malattie, dalla depressione con la giusta cura è possibile guarire.

Se pensate di soffrirne, valutate un percorso di terapia psicologica in modo da comprendere cosa vi stia accadendo ed individuare il punto di partenza migliore da cui ricominciare.

Se conoscete qualcuno che ne soffre, stategli vicino, per quanto possa essere difficile. Non banalizzate il disagio, non esortate alla positività a tutti i costi facendo leva sulla buona volontà: aggraverebbe soltanto il già presente carico di inadeguatezza e senso di colpa. Mostrate invece comprensione ed empatia, ricordando che i gesti spesso sono più importanti delle parole.

E che nessun essere umano è un’isola. Continua a leggere “Quella foto sorridente”

Ex O.P. – “Nessuno può ritenersi savio”

La Marchesa dice: “I matti ripetono i gesti per riprendersi un’abitudine. Agiscono per moltiplicazione di un gesto, sottraendolo ad altri superflui. Arrivano così alla divisione di se stessi. Alcuni arrivano allo zero: immobili e taciturni. Qualche volta si scuce dalla labbra una parola. Rotola giù sul pavimento e fa un clan clan di poesia”.

Nessuno può ritenersi savio, tutti sono a rischio di follia. Quando si impara a mettersi dalla parte dell’utile è perché si è messo da parte il matto.

Non essere matti è solo una questione di fortuna o di sfortuna. Dipende dal talento che si ha nel raccontarsi ogni giorno una piccola bugia di vita: sono sano, sono presente, mi riconosco.

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Esiste Nestore!

Quindi, alla fine ti sei lasciato soccombere da quel pensiero che non ti convinceva mai ma che ogni tanto ritiravi fuori così, per spiazzarci tutti nel bel mezzo di una cena. Quel pensiero ha cambiato l’attimo e purtroppo è stato fatale, un attimo privo di ogni consapevolezza della tua vita e della tua morte.

“Ognuno di noi ogni notte va a dormire con una tigre accanto”, racconta una storia cinese, “tu non puoi sapere se questa al risveglio vorrà leccarti o sbranarti”. È una metafora dell’esistenza attraverso la quale si vuole analizzare la relazione che ognuno di noi ha con i propri limiti. “Solo cercando di migliorarci costantemente possiamo renderci amica la tigre, in quanto nessuno può evitare la peggiore e più pericolosa delle compagnie, quella di noi stessi.” Continua a leggere “Esiste Nestore!”

Ciao Ste’

Ci sono voluti giorni per capire cosa e come scrivere per dire qualcosa che mai avremmo voluto dire.

Stefano non c’è più.

Amava scrivere e descrivere le realtà che viveva, e come le viveva. Lo faceva anche attraverso questo blog che coordinava. Qui, su queste pagine, scriveva di salute mentale senza schemi o pudori. Il suo modo di combattere lo stigma subìto da tante persone che soffrono di disturbi psichici, proprio a partire dalle proprie esperienze personali di cui non aveva problemi a parlare.

Se n’è andato davanti all’Oceano, a soli 47 anni.

Stefano Ratini da anni si divideva tra Las Palmas de Gran Canaria, la principale città dell’isola dell’oceano Atlantico, L’Aquila e Lucoli, in Abruzzo, la sua terra di origine.

Ciao Ste’, le tue battaglie non si fermano qui.

Consigli per ripartire dopo settimane di lockdown

Nel periodo del confinamento si sono sollevate molte suggestioni, la paura ha attivato sensazioni nutrienti di vicinanza, di solidarietà, di partecipazione. Non sappiamo che ruolo avranno nella fase 2, se effettivamente questo reset ha sostenuto cambiamenti costruttivi a livello collettivo o se invece, al contrario, ha aumentato competizione e divisioni.

Certo questa emergenza non può essere pensata solo come un incidente di percorso e allora Pronti, attenti, via, si riprende da dove si è lasciato, c’è bisogno di darle un significato, di confrontarci con le dimensioni della perdita e del limite. È stato un trauma collettivo, non possiamo negarlo, ci saranno emergenze psicologiche da affrontare. A livello personale però possiamo fare qualcosa per spronare risposte adattive ora che la crisi sanitaria è in parte rientrata e la percezione del pericolo ridimensionata. Soprattutto adesso che dobbiamo riprendere a lavorare. Partendo da alcuni spunti di riflessione. Continua a leggere “Consigli per ripartire dopo settimane di lockdown”

Rifiuta il tampone per il Coronavirus e il sindaco emette un’ordinanza di Tso

“Stava male ma ha detto no al tampone, per questo ho emesso un’ordinanza per eseguire un trattamento sanitario obbligatorio”, a raccontare l’episodio avvenuto ad Arezzo città è stato il sindaco Alessandro Ghinelli nella sua conferenza stampa per fare il punto sull’epidemia di Coronavirus. Continua a leggere “Rifiuta il tampone per il Coronavirus e il sindaco emette un’ordinanza di Tso”

Gli empatici e il disagio davanti alle persone non autentiche

Essere un empatico vuol dire possedere una straordinaria capacità ma allo stesso tempo un dono scomodo. Individui simili percepiscono le emozioni e i sentimenti degli altri come fossero propri, anche delle persone che non sanno di trasmettere particolari vibrazioni. Loro assorbono tutto, senza filtro, per cui devono stare sempre attenti a chi gli sta accanto perché la presenza e il comportamento di qualcuno possono essere sia fonte benessere che di frustrazione. Continua a leggere “Gli empatici e il disagio davanti alle persone non autentiche”

Don Gianluca e il reato di “diverso pensiero”

di Aldo Maria Valli – A Castelletto di Leno (millecinquecento abitanti, provincia di Brescia) c’era una volta un parroco. Questo parroco si chiamava don Gianluca Loda e aveva una strana abitudine. Anzi, tre. La prima era quella di pensare con la sua testa, la seconda era quella di dire ciò che pensava, la terza quella di pensare cose piuttosto diverse da quelle imposte dal pensiero dominante. Continua a leggere “Don Gianluca e il reato di “diverso pensiero””

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