“Negazionisti”

È una vecchia e cattiva abitudine italiana quella di etichettate tutto e tutti, senza alcun interesse di confrontarsi con quello che, anche se a volte strumentalizzato, possa essere solo un modo diverso di guardare allo stesso problema.

Partiamo da questo punto di vista, condiviso – e, per carità, anche condivisibile – qualche giorno fa dal giornalista Giampaolo Arduini: tutti i negazionisti, della Covid come della peste nel Manzoni, in realtà incarnano l’estremizzazione della paura il terrore è tale che fa più comodo pensare che il fatto non esista, è un meccanismo ben noto agli psicologi. “Ed è però anche segno della stanchezza delle persone di fronte a una seconda ondata”, prosegue il collega, “all’inizio va bene anche fare l’immane sacrificio del lockdown, ma poi il ripetersi della stessa situazione psicologicamente sconvolge, quando la cosa sembrava finita è ripartita”.

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Disabilità al tempo del Covid / 2 – Centri diurni

«Cos’è l’autunno secondo noi? L’autunno, secondo noi, è vento, zuppa, castagne, freddo, mandarini, colori, pioggia, zucca, Halloween e uva pizzutella». All’Aquila, il piccolo laboratorio del centro diurno dell’Aptdh si riempie di foglie colorate da attaccare su un cartellone bianco a corredo del “brainstorming” autunnale. Ora lavori manuali, ora muffin salati da preparare e le giornate vanno avanti anche in questo tempo così strano.

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Disabilità al tempo del Covid / 1 – Autismo

Urgente, immediato sostegno per alcuni ragazzi autistici intrappolati in casa all’Aquila con i genitori Covid positivi e in difficoltà». L’appello arriva da Marco Valenti, direttore del Centro di riferimento regionale per l’autismo all’ospedale San Salvatore. Attraverso i suoi canali social, il professor Valenti giudica necessaria «una risposta istituzionale da regime emergenziale, che metta in priorità la vita dei ragazzi. Prego chiunque rivesta incarichi pubblici e funzioni organizzative sul territorio, sia in ambito sociale che di volontariato, di entrare in contatto con noi e affrontare il problema».

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Bias ed euristiche: cosa sono e come riconoscerli

bias cognitivi sono costrutti fondati, al di fuori del giudizio critico, su percezioni errate o deformate, su pregiudizi e ideologie; utilizzati spesso per prendere decisioni in fretta e senza fatica.

Bias è un termine inglese, che trae origine dal francese provenzale biais, e significa obliquo, inclinato. Questo termine, a sua volta trae origine dal latino e, prima ancora, dal greco epikársios, obliquo. Inizialmente, tale termine era usato nel gioco delle bocce, soprattutto per indicare i tiri storti, che portavano a conseguenze negative. Nella seconda metà del 1500, il termine bias, assume un significato più vasto, infatti sarà tradotto come inclinazione, predisposizione, pregiudizio.

Bias ed Euristiche

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Tom Rivett-Carnac: il futuro e le nostre scelte

“Davvero gli umani agiscono attentamente e in modo duraturo su un problema di primaria importanza solo quando sentono di avere un alto livello di controllo? Guardate queste immagini. Queste persone sono operatori sanitari e infermieri che hanno aiutato l’umanità ad affrontare il coronavirus che si è diffuso nel mondo come pandemia, negli ultimi mesi. Queste persone possono forse impedire la diffusione della malattia? No.

Possono evitare che i loro pazienti muoiano? Per alcuni hanno potuto evitarlo; ma per altri no, perché era fuori dal loro controllo. Questo rende il loro contributo inutile e insensato? È offensivo anche solo pensarlo. Quello che fanno è prendersi cura di altri umani come loro nel loro momento di maggiore vulnerabilità.

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Il manifesto dei cervelli ribelli

Chi sono i cervelli ribelli? Gianluca Nicoletti ci racconta la sua storia personale e di come una situazione apparentemente limitante si sia rivelata occasione per una inaspettata consapevolezza di se stesso.

Protagonista è la sua capacità di interpretare l’esperienza di genitore di un ragazzo autistico come slancio verso una lettura nuova e dissacrante del proprio valore e del proprio essere al mondo.

Nicoletti propone di guardare alla diversità come altra capacità di relazionarsi e conoscersi, al di fuori di ogni comoda omologazione. Il racconto che ci regala, a tratti pungente e sarcastico, in realtà disvela un pensiero estremamente positivo e costruttivo.

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La lotta contro quel male oscuro

All’inizio di luglio, Stefano Ratini il fondatore di questo blog è andato via. Questo è il ricordo straziante, ma anche l’appello di Maurizio Pietropaoli, il cui impegno è stato determinante alla nascita di questo spazio.

Stefano dovevi essere il protagonista della storia che io Stefano Ianni e un noto critico stavamo pensando. Non hai visto il documentario. Con Federica Cassella abbiamo girato per ben otto mesi tra un festival e l’altro. Questo blog, presente-mente è stato ideato da te. Sono contento di essere riuscito a darti l’impulso per farlo partire. Ricordi? Tutto è nato tra le mura della nostra associazione, nel cui giardino avremmo dovuto fare la presentazione. Quel giorno piovve. Però il blog partì lo stesso. Ma che ne sa la gente del male oscuro, dei nostri istinti malefici senza le dovute cure. Il tuo ricostituente l’avresti dovuto fare il tre. Poche ore prima è finito tutto. Poco dopo che ci siamo sentiti. Avresti dovuto preparare la valigia. Lì non ti hanno saputo aiutare. Anzi, chissà come era il reparto lì. Qui di sicuro avresti trovato la vita, da quando te ne sei andato io ho preso il tuo vecchio posto da cocainomane.

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New York, polizia incappuccia un afroamericano con disturbi mentali che muore per asfissia

Un nuovo video choc arriva dall’America. Un afroamericano di 30 anni con disturbi mentali che correva nudo per strada a Rochester, sobborgo alle porte di New York, è morto asfissiato dopo che gli agenti che lo avevano fermato lo hanno ammanettato mettendogli poi un cappuccio e premendo il suo viso sull’asfalto per almeno due minuti. La morte è sopravvenuta sette giorni dopo in ospedale, dove l’uomo era stato ricoverato in fin di vita. L’episodio risale al 30 marzo, ma solo ora la famiglia ha diffuso le immagini.

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Niente sedute dallo psichiatra per Coronavirus: ragazza si arrende

Una ragazza inglese di 19 anni si è tolta la vita a causa della pandemia di Covid-19. Georgia Gallaway, questo il nome della giovane, soffriva di problemi di salute mentale da diversi anni, e non ha retto all’annullamento forzato (causa Coronavirus) degli incontri dal vivo con il proprio psichiatra. Gli incontri sono stati infatti sostituiti con quelli telefonici. Dall’altra parte della cornetta però non c’era il suo psichiatra, ma uno “sconosciuto”. Questo cambiamento, secondo quanto riferito dalla madre della ragazza, Sophie Alway, ha generato una spirale discendente che ha portato Georgia a togliersi la vita lo scorso luglio.

“C’è stato pochissimo aiuto e, a causa del lockdown, qualsiasi aiuto ha ottenuto è stato per telefono. Come molti adolescenti, Georgia ha faticato moltissimo a parlare, figuriamoci al telefono con uno sconosciuto che non poteva vedere. Era così delusa – ha raccontato la donna al Sun -. Non incolpo nessuno, ma è stato un fallimento del sistema. Le cose devono cambiare e la vita dei nostri figli è importante”. Sophie, 38 anni, ha poi aggiunto: “Voglio costruire un enorme sistema di supporto in modo che i bambini abbiano sempre qualcuno a cui rivolgersi. Non voglio che altri giovani si sentano così tristi e soli da pensare che il suicidio sia la loro migliore o unica opzione”.

“Georgia era la persona più divertente che potresti incontrare, faceva costantemente piccoli balli e cercava sempre di far ridere la gente, così tante persone si sono fatte avanti da quando è morta per dirmi come li ha aiutati nei momenti difficili – ha aggiunto -. Ma non si è mai veramente confidata con nessuno dei suoi, pensava che ci fosse qualcosa che non andava in lei. Non sentiva che i suoi problemi erano ‘abbastanza gravi’ per parlarne con qualcuno, e si arrabbiava con se stessa per come si sentiva”.

Fonte: Tpi

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Odio sociale a orologeria

Quello che ciclicamente si vede in Italia è un gioco tragico e pericoloso che si chiama “odio sociale a orologeria”.

Aizzare in maniera strategica un’ampia fascia di italiani, i “moderati”, gli impauriti, quelli che un tempo era la piccola e pericolosa borghesia, contro un nemico preciso, attraverso mirate campagne di stampa e tv, dichiarazioni ad effetto, per evitare soluzioni, che comporterebbero scelte e costi, che questa classe politica non è capace di fare da tempo.

L’unica scelta, poi, son le chiusure e il pubblico ludibrio.
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